II Parte: Cefalee Secondarie - Mauro Colangelo

Vai ai contenuti

Menu principale:

II Parte: Cefalee Secondarie

Patologie > Cefalea

Se un soggetto, che in precedenza non ne aveva mai sofferto, sviluppa una cefalea e risulta contestualmente affetto da una patologia che per evidenza scientifica può essere causa di cefalea, quel soggetto risulta affetto da una cefalea secondaria, anche se la fenomenologia clinica è sovrapponibile a quella che si osserva nelle cefalee primarie. In altri termini, una cefalea insorta ex novo che si manifesti insieme a un’altra condizione o patologia che riveste un ruolo causale va sempre classificata come secondaria. Diversamente, nel caso in cui il paziente presenti un’anamnesi positiva per una forma di cefalea primaria, ad esempio un’emicrania, che peggiora in stretta relazione temporale con l’insorgere di una condizione patologica, quale un tumore cerebrale, la sua cefalea può essere considerata secondaria e classificata come “Cefalea attribuita a neoplasia intracranica” (§ 7.4 ICHD-III) oppure, discrezionalmente, questa diagnosi può essere aggiunta a quella della pre-esistente cefalea primaria. Le cefalee secondarie, manifestandosi in stretta relazione temporale con una determinata condizione o patologia, migliorano o scompaiono del tutto entro tre mesi, e in alcuni casi anche meno, dall’eliminazione o dalla remissione spontanea del fattore causale. Se la cefalea persiste oltre tale limite, la sua attribuzione al presunto fattore causale è ragionevolmente dubbia. Le caratteristiche cliniche delle cefalee secondarie sono di scarsa importanza ai fini diagnostici, in quanto la scena clinica è dominata dalla fenomenologia delle condizioni che le promuovono nel cui ambito la cefalea figura come co-morbidità con un ruolo sintomatologico meramente ancillare. Nella pratica clinica, il sospetto che possa trattarsi di una forma secondaria è suscitato da un tipo di cefalea insorta ex abrupto in un soggetto non più giovane (oppure dal peggioramento significativo di una cefalea pre-esistente) e caratterizzata da andamento continuo ed aggravamento progressivo, scatenata da sforzo fisico o tosse, associata a vomito, disturbi di coscienza, dell’equilibrio, della vista, calo ponderale, malessere diffuso. Se il quadro clinico è caratterizzato dalla presenza di segni neurologici focali, alterato stato di coscienza, rigidità nucale ed eventualmente anche da crisi comiziali allora la cefalea è secondaria ad una malattia neurologica (neoplastica o vascolare o infettiva o causata da alterazione della dinamica liquorale) che, nella più parte dei casi, determina una condizione di ipertensione endocranica. Se invece di base vi è una malattia infettiva o del metabolismo o del sistema endocrino o dell’apparato nefrologico o cardio-vascolare, la cefalea si inserisce nel corteo sintomatologico di queste affezioni che implicano, differentemente dalle malattie neurologiche, una alterazione dei parametri vitali (febbre, grave ipertensione arteriosa, disturbi di circolo o della diuresi, etc.) e di quelli di laboratorio (VES, PCR, alterazione degli esami ematochimici, etc.). Quanto è stato appena illustrato si rinviene in forma schematica nella ICHD-3 Beta che individua otto gruppi di condizioni patologiche cui attribuire l’origine di una cefalea secondaria:

1. Cefalea da trauma cranico e/o cervicale
2. Cefalea da disturbi vascolari cranici o cervicali
3. Cefalea da disturbi intracranici non vascolari
4. Cefalea da uso di sostanze o da loro sospensione
5. Cefalea da infezione
6. Cefalea da disturbi dell’omeostasi
7. Cefalea da disturbi di cranio, collo, apparato ORL, occhi, apparato stomatognatico
8. Cefalea da disturbo psichiatrico

Nell’ambito di questi gruppi è opportuno soffermare brevemente l’attenzione solo sulla cefalea post-traumatica. Nella ICDH-III si considera come cefalea acuta post-traumatica quella che insorge immediatamente dopo e fino a 30 giorni dall’evento traumatico, diversamente dal precedente limite convenzionale di 7 giorni. Se il trauma è stato di entità moderata o grave, tale da comportare alterazione della coscienza per oltre 24 ore, amnesia post-traumatica ed evidenza TAC di contusione cerebrale, la cefalea che si sviluppa dopo 7 giorni e persiste fino a 3 mesi è definita ad esordio ritardato (delayed onset). Se la cefalea supera il termine di 3 mesi è definita cefalea post-traumatica persistente e può essere conseguenza diretta dell’impatto traumatico ma più spesso ha un’origine cervicale o psichica. Riteniamo che descrivere tutte le altre cefalee secondarie alle condizioni elencate dai punti 2 ad 8 risulterebbe di scarsa utilità pratica ed inoltre appesantirebbe notevolmente la presente trattazione, pertanto per un loro approfondimento si rinvia alla lettura degli argomenti specifici.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu