Generalità - Mauro Colangelo

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La demenza senile, con la popolazione mondiale che invecchia, sta diventando l’emergenza medica e sociale più temuta del terzo millennio con una incidenza di circa il 5% nella popolazione oltre i 65 anni di età e del 24 - 30% negli ultraottantenni. Si prevede che gli anziani con demenza fra 15 anni saranno quasi 90 milioni destinati a triplicare nei successivi 20 anni.  La demenza consiste in un deterioramento cognitivo progressivo di cui il primo e più evidente sintomo è il declino della memoria; poi con i ricordi del passato si disgrega la memoria delle azioni più semplici della vita quotidiana: mangiare, lavarsi, vestirsi. L’insorgenza della demenza è subdola perché avanza in modo lento e graduale; per questo la Medicina odierna si sforza di individuarne le fasi  iniziali, quando cioè la malattia è già presente ma in forma lieve ed il soggetto è ancora autonomo nella vita di tutti i giorni. La condizione iniziale, che insorge intorno ai 60 anni, è definita  Declino Cognitivo Lieve  o MCI (acronimo di Mild Cognitive Impairment) e non coinvolge le funzioni cognitive generali né le abilità funzionali, come inesorabilmente accade nella demenza, e può rappresentare uno stato di transizione tra l'invecchiamento normale e la  demenza .  Per questo motivo il declino cognitivo lieve deve essere considerato come   un campanello di allarme quale fattore di rischio che potrebbe precedere lo sviluppo negli anni successivi di una forma di demenza.



 
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