Definizione e classificazione - Mauro Colangelo

Vai ai contenuti

Menu principale:

Definizione e classificazione

Patologie > Demenze


Background storico: Il termine "demenza" cominciò ad essere utilizzato dai Medici del Rinascimento dopo il ritrovamento e la pubblicazione, da parte del  papa Niccolò V  nel  1478, del  trattato  "De Medicina" scritto dall'enciclopedista e medico romano  Aulo Cornelio Celso , probabilmente tra l'impero di  Augusto  e quello di  lt Tiberio . Celso aggiunse alle classiche categorie ippocratiche della chirurgia, dietetica e farmaceutica la nuova scienza denominata medicina empirica in  cui descrisse in un latino elegante e semplice, che favorì l'ampia diffusione del suo trattato,  anche le condizioni di alterazione dell’intelligenza e del comportamento che, in modo generico, venivano indicate come demenza.  Il termine fu ripreso  da Jean-Étienne Dominique Esquirol nel trattato "Des maladies mentales, considérées sous les rapports médicaux, hygiénique et médico-légal 2 vols “ (Parigi 1838), ancorché con un significato ampio e generico e senza alcuna distinzione fra disturbi su base organica o funzionale, per indicare un quadro clinico caratterizzato da perdita della memoria, della capacità di giudizio e dell’attenzione. Nel  1883  Emil Kraepelin pubblicò il suo primo grande lavoro clinico: il Compendium der Psychiatrie, prima edizione di un'opera considerata un lavoro classico del  XX secolo, in cui esponeva un sistema nuovo di classificazione delle malattie mentali divise in disturbi endogeni (dovuti a cause organiche) e in disturbi esogeni (dovuti a cause esterne all'organismo) che fu per decenni il punto di riferimento della nosologia psichiatrica. Successivamente, nell'ottava edizione, pubblicata tra il  1910  e il  lt 1915, presentò un’esposizione completa e dettagliata della demenza senile di cui rimane ancora oggi traccia nelle principali classificazioni diagnostiche (ICD e DSM).
Il DSM-IV-TR, ossia il manuale per la diagnostica delle affezioni psichiatriche adottato in tutto il mondo con periodici aggiornamenti, definisce la demenza  come una condizione clinica acquisita  di natura organica espressa da assenza di alterazioni della coscienza e da un disturbo multiplo delle funzioni cognitive, con "ricaduta ecologica" cioè con effettive ripercussioni sulla vita di relazione del soggetto. Infatti, la demenza non è caratterizzata solamente da compromissione della memoria ma da  molteplici deficit cognitivi concernenti il linguaggio (afasia), l’organizzazione delle azioni (aprassia), il riconoscimento degli oggetti (agnosia), sufficientemente gravi da provocare una menomazione delle attitudini esecutive e che rappresentano un deterioramento rispetto a un precedente livello di normale funzionamento lavorativo e sociale. Infatti, secondo l’ICD-10 (International Classification of Diseases) la diagnosi di demenza è consentita solo se esiste una durata di malattia di almeno 6 mesi.  
Da una attenta valutazione neurologica, promossa da una perdita di memoria, può scaturire una diagnosi precoce di demenza e di corretta differenziazione di forma (primaria, secondaria o pseudo demenza) che consenta di attuare idonee strategie terapeutiche e riabilitative che ne blocchino la progressione, permettendo così al paziente e ai suoi familiari di affrontare la malattia in modo adeguato. Il criterio corrente di classificazione delle demenze è basato sulle cause  ed individua  forme primarie, o degenerative, e forme secondarie. Le forme primarie principali sono: la malattia di Alzheimer (42% di tutte le forme organiche), la demenza fronto-temporale e la demenza a corpi di Lewy. Le demenze secondarie sono costituite innanzitutto dalla demenza vascolare-ischemica e poi da un insieme di altre forme che possono essere conseguenza di malattie infettive, intossicazioni croniche, disturbi endocrini, traumi, tumori, etc. Sotto il profilo clinico le demenze si distinguono anche in corticali e sottocorticali a seconda della sede in cui prevale l’aspetto degenerativo e quindi il coinvolgimento di specifiche strutture  funzionali. Le Demenze corticali, caratterizzate da estesa atrofia corticale e da lesioni degenerative intra- ed extra- neuronali (placche di amiloide) con progressiva perdita di cellule nervose nelle aree cerebrali vitali per la memoria e per altre funzioni cognitive, sono rappresentate in primo luogo dalla malattia di Alzheimer e secondariamente  dalla malattia di Pick, dalla demenza fronto-temporale e dalla demenza a corpi diffusi di Lewy. Queste demenze clinicamente sono caratterizzate da  precoce alterazione della memoria e successivamente da perdita del  pensiero  astratto, deficit del linguaggio, delle prassie, della percezione e  della cognizione spaziale. Questi deficit  considerati "corticali" non sono invece presenti nelle Demenze sottocorticali, ove invece predominano il  rallentamento dei processi cognitivi ed alterazioni della personalità e disturbi affettivi di tipo depressivo. Al riguardo della depressione nell’anziano è opportuno fare una puntualizzazione. La MCI, come si è detto, potrebbe rappresentare il prodromo di una demenza che diviene successivamente conclamata anche se una tale progressione spesso si rivela inesistente; nel contempo,  va rimarcato che il deterioramento cognitivo è legato a doppio filo alla patologia della depressione nel senso cioè che un deterioramento cognitivo potrebbe essere una conseguenza della depressione; ma è anche possibile il contrario: un sintomo depressivo nell’anziano potrebbe indicare l’esordio di una demenza. Distinguere i sintomi delle due patologie risulta molto complesso. Per questo una diagnosi differenziale costituisce il primo passo per indirizzare il paziente verso una terapia corretta. Sebbene le modalità di esordio e la progressione della demenza siano molto variabili, il decorso generalmente varia tra i 2 e i 10 anni.


 
Torna ai contenuti | Torna al menu