Decorso clinico delle demenze - Mauro Colangelo

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Decorso clinico delle demenze

Patologie > Demenze


Le demenze sono caratterizzate da cronicità della durata media di una decade circa, con quadri evolutivi di  una certa variabilità, nei tempi e nelle modalità sintomatologiche, in dipendenza del loro tipo specifico e della "riserva cognitiva" che compete al singolo paziente. La malattia di Alzheimer, ad esempio, si  suddivide per convenzione in  una prima fase lieve cui fa seguito la fase
Intermedia o moderata e quindi la fase avanzata o severa ma il tempo di permanenza in ciascuna di queste fasi è variabile da soggetto a soggetto anche di diversi anni. Analogamente, la demenza vascolare è caratterizzata da un peggioramento progressivo del quadro clinico "a scalini" rappresentando ogni scalino un nuovo evento ischemico o emorragico, che non è in alcun modo pronosticabile in termini temporali. Come si vede, un decorso standardizzato in stadi clinici, sebbene utile a fini nosografici, è abbastanza poco predittivo nei casi concreti. Al riguardo, lo strumento maggiormente utilizzato in ambito clinico e di ricerca è la Clinical Dementia Rating Scale (
CDRS). Nel decorso relativamente lungo delle demenze, peculiarmente  il paziente va incontro ad un deterioramento progressivo delle funzioni cognitive di entità tale da indurre alterazioni del comportamento, della personalità e del funzionamento sociale per cui, nelle fasi intermedie e avanzate, necessita di continua assistenza personale. Ciò implica un gravosissimo carico assistenziale da parte dei familiari per cui essi, non a caso, sono definiti la "seconda vittima" della malattia, rappresentando contemporaneamente il fattore precipuo che può arginare il ricorso all'istituzionalizzazione in una struttura residenziale (casa protetta). Per questa ragione nell'ambito della valutazione del soggetto affetto da demenza, in qualsiasi stadio della malattia, è buona norma procedere anche con una valutazione quali/quantitativa dei familiari istruendoli sia sul quadro clinico che sui  comportamenti più appropriati da assumere nelle varie fasi della malattia. Viene così a stabilirsi un equilibrio dinamico e complesso, in genere abbastanza resistente e che va a rimodularsi in seguito ad un aggravamento ulteriore delle condizioni del paziente. In genere, ciò che può costituire motivo di rottura dell’equilibrio assistenziale è l’insonnia ed il vagabondaggio notturno. Ai deficit cognitivi e comportamentali, nelle fasi più avanzate si aggiungono infine complicanze mediche internistiche, che portano a una compromissione progressiva dello stato di salute.


 
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