Conclusioni - Mauro Colangelo

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Conclusioni

Patologie > Demenze


Tutto quanto è stato esposto in questa rassegna sulle demenze indica  che, malgrado l’evoluzione progressiva della malattia, c’è sempre lo spazio per fare qualcosa, perché il malato viva con dignità conservando una buona qualità di vita. I familiari in stretta alleanza con gli operatori sanitari devono assumere questo  imperativo come stella polare, creando  con pazienza, ottimismo, fantasia e versatilità le condizioni che contrastino le sopravvenute disabilità, adoperandosi a evitare al paziente ogni forma di stress, cui sono particolarmente vulnerabili, e situazioni di emarginazione, di solitudine e di perdita di relazioni affettive, perché la mancanza di stimoli sociali e culturali contribuisce in modo sostanziale ad impoverire la mente.
Va sempre tenuto ben presente che le terapie farmacologiche così come le metodiche riabilitative se non sono indicate per quel tipo di demenza ed in quella fase della malattia possono addirittura peggiorare i sintomi o suscitarne di nuovi. E’ compito del medico specialista  valutare il tipo di farmaco e la metodica di riabilitazione più indicata fra quelle disponibili perché  correttamente appropriata al singolo caso.

Ciò che solamente può consentire, nell’ambito di una condizione destinata ad una progressione inesorabile, qualche possibilità di successo è rappresentato da un approccio diagnostico approfondito in grado di condizionare una realistica definizione degli obiettivi raggiungibili attraverso le risorse farmacologiche e riabilitative di cui oggi si dispone. Elemento decisivo della efficacia degli interventi, infine, resta la capacità di osservazione e di comunicazione con il paziente che condiziona risultati altrimenti insperati che, se ancora non sono in grado di sconfiggere la malattia, rappresentano comunque il segno di una dedizione tenace al problema di chi soffre.


 
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