Cefalea di tipo Tensivo - Mauro Colangelo

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Cefalea di tipo Tensivo

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E’ di sicuro il tipo più comune di cefalea: la sua prevalenza lifetime è del 69% negli uomini e dell’88% nelle donne. Catalogata nelle precedenti edizioni tassonomiche come cefalea muscolo-tensiva e definita anche cefalea psico-miogenica, cefalea da stress, cefalea psicogena, cefalea idiopatica, cefalea da artrosi cervicale. La ICHD-III del 2013 classifica questa cefalea in due sottotipi in base alla frequenza: episodica (distinta a sua volta in due sub-forme: episodica infrequente ed episodica frequente) e cronica. La sub-forma episodica infrequente è il comunissimo mal di testa con una frequenza media di un episodio al mese; quella frequente è contrassegnata invece da almeno 10 episodi al mese per più di 3 mesi. Il sottotipo cronico, che assomma il 3% di tutti i casi, si individua se l’occorrenza è di 15 episodi al mese e se si protrae per sei mesi e 
rappresenta il più delle volte l’evoluzione in pejus di una forma episodica frequente. L’incidenza in rapporto al sesso vede prevalere nettamente quello femminile, con rapporto maschi : femmine pari a 1 : 2; il picco di prevalenza è nella terza decade e tende a decrescere dopo i 40 anni; a differenza dell’emicrania, non esiste una schietta familiarità come nell’emicrania seppure si individui nei parenti stretti una maggior tendenza a presentare questo tipo di cefalea. Il criterio diagnostico che distingue la cefalea di tipo tensivo dagli altri tipi di cefalea, ed in particolare dall’emicrania, è clinico e concerne la qualità, l’intensità, la localizzazione e la durata del dolore oltre che l’assenza dei fenomeni neuro-vegetativi. Il mal di testa dura dai 30 minuti fino a 7 giorni e possiede almeno due delle seguenti caratteristiche: la qualità del dolore è di tipo costrittivo o gravativo e mai di tipo pulsante; è di intensità lieve o moderata; è bilaterale;  non è aggravato dall’attività fisica e non vi è nausea o vomito. Potrebbe essere presente fotofobia o fonofobia, sebbene non simultaneamente. La cefalea di tipo tensivo episodica frequente coesiste spesso con l’emicrania senza aura. Alla cefalea da tensione può essere associato un aumento stabile del livello di tensione muscolare localizzato in modo predominante in taluni segmenti della muscolatura cranio-cervico-facciale. La localizzazione del dolore, sempre bilaterale ed a carattere più o meno ubiquitario, viene descritta dal paziente come un cerchio alla testa o come se indossasse un cappello stretto a forma di elmetto tedesco, come è indicato nella Figura 12. Le ipotesi patogenetiche della cefalea di tipo tensivo pongono in posizione centrale i fattori psicologici, come una ricca messe di studi ha potuto dedurre attraverso il ricorso ai più idonei strumenti di indagine (Minnesota Multiphasic Personality Inventory  -MMPI -, Hamilton Test, Eysenk Personality Inventory, Beck depression test, State-Trait Anxiety Inventory  - STAI -, ed altri) che hanno evidenziato nei soggetti con cefalea tensiva ma non in quelli emicranici una significativa incidenza di depressione ed ansia. E’ naturale, a tal riguardo, porsi la questione se queste alterazioni dell’umore siano causa o conseguenza della cefalea cronica, ma ambedue le ipotesi sono considerate corrette. E’ abbastanza frequente che alla palpazione ed alla digito-pressione dei muscoli cranio-facciali, del collo e delle spalle si rilevi una tensione muscolare (tender points) con spiccata dolenzia conseguente alla acidosi locale indotta dalla fatica muscolare. Negli stessi soggetti, all’esame ispettivo, si rileva iperattività dei muscoli frontali e non di rado aspetto ipertrofico dei muscoli cervicali e cranio-mandibolari (muscoli temporale e massetere) e talora aspetto usurato dei denti da digrignamento (bruxismo).  Molti Autori sottolineano l’importanza dei fattori psicogeni e psico-sociali nell’innescare il meccanismo della tensione che, stimolando i nocicettori periferici dei muscoli ed i meccano-cettori in maniera protratta e ricorrente, diviene causa di una disfunzione permanente del sistema anti-nocicettivo deputato a proteggerci dal dolore. Persistendo la stimolazione nocicettiva si ha un abbassamento progressivo della soglia allo stimolo doloroso – iperalgesia o disnocipatia centrale– per fenomeno di sensibilizzazione centrale dei nuclei trigeminali del tronco dell’encefalo e del talamo; come conseguenza si ha la trasformazione della cefalea di tipo tensivo dalla sub-forma frequente a quella  cronica. Dall’esposizione del meccanismo patogenetico di questa forma di cefalea primaria si deduce che la tensione muscolare innesca il processo doloroso ma è a sua volta espressione di una condizione sottostante di “tensione” psichica che è il vero primum movens.