Approccio diagnostico alla demenza - Mauro Colangelo

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Approccio diagnostico alla demenza

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Il percorso diagnostico per la demenza deve necessariamente vedere coinvolte le due figure del medico di famiglia, per la prima fase di screening, e del neurologo per la seconda fase di conferma e di diagnosi differenziale all'interno delle demenze. La prima fase di screening può essere gestita infatti in buona parte dal medico di famiglia, al quale compete non solo di formulare il sospetto diagnostico ma ancor più di escludere che un deficit cognitivo possa dipendere da malattie internistiche (iper/ipotiroidismo, insufficienza epatica, renale o respiratoria, diabete ed ipertensione arteriosa, etc.) oppure  da abuso di assunzione di alcoolici o di altre sostanze o da esposizione a tossici ambientali. Il più utilizzato strumento di screening è il Mini Mental State Examination (MMSE) di Folstein, validato su una popolazione di soggetti normali di età compresa fra i 60 ed i 75 anni.   Bisogna tenere presente che i test di screening non sono strumenti che permettono da soli la diagnosi di demenza, ma possono quantificare il livello di deficit cognitivo individuale del paziente e documentare la presenza di ridotte funzioni cognitive in più domini, indirizzando in tal modo il soggetto ad un rigoroso iter diagnostico per la demenza.


 
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